lunedì 17 luglio 2017

La libertà di panorama e il libero riuso delle immagini di beni culturali


Articolo da Wikimedia Italia

Martedì 4 luglio, durante l’evento di inaugurazione della mostra Opera Libera al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Wikimedia Italia ha promosso un confronto su due tematiche estremamente importanti per l’Associazione e per il movimento Wikimedia: la libertà di panorama e il libero riuso delle immagini di beni culturali, anche a scopo commerciale.

Come ha ricordato in apertura lavori Luca Martinelli, Responsabile dei progetti per Wikimedia Italia, queste due tematiche apparentemente separate rappresentano in realtà due facce della stessa medaglia, soprattutto in riferimento a quello che è stato definito “tabù del lucro”.

Il dibattito ha coinvolto importanti interlocutori – Lorenzo Casini, Consigliere Giuridico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Giorgio Resta, Professore di Diritto Privato Comparato all’Università Roma 3, Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Rosa Maiello, Presidentessa AIB, Tiziana Maffei Presidentessa ICOM, Cecile Hollberg, Direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze e Lorenzo Losa, Presidente di Wikimedia Italia – che sono stati chiamati a riflettere sull’esistenza di una “libertà di panorama” per i beni culturali e sul rapporto tra le licenze libere utilizzate sui progetti Wikimedia, che ammettono l’uso commerciale, il diritto d’autore e la normativa vigente in materia di beni culturali con l’obiettivo di capire se esiste la possibilità / è opportuno ridiscutere i vincoli normativi esistenti per valorizzare al meglio il patrimonio culturale italiano.

La posizione del movimento Wikimedia sul tema, espressa da Lorenzo Losa, Presidente di Wikimedia Italia, nell’ambito del dibattito, è molto chiara: solo incentivando la libera diffusione del sapere è possibile contribuire alla crescita sociale e culturale.

Ben venga dunque il libero riutilizzo e la riproduzione delle immagini, anche per fini commerciali, perché il nostro patrimonio culturale – anche i cosiddetti beni “minori” – possa essere valorizzato e conosciuto in tutto il mondo ma anche perché possa essere tutelato e ne sia conservata la memoria, come dimostrano gli scatti della mostra Connected Open Heritage, che raffigurano beni in pericolo o addirittura non più esistenti, come il Tetrapilo di Palmira.

Gli fa eco Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, che porta varie testimonianze in tal senso, tra cui il clamoroso esempio degli Ori Castellani: l’assenza di immagini in alta qualità e a colori di questi preziosi gioielli ha reso complicato preservarne la memoria, dopo il furto avvenuto nel 2013, e ne ha reso difficile il riconoscimento ed il ritrovamento da parte delle forze dell’ordine.

Anche Rosa Maiello, Presidente AIB rimarca il concetto espresso da Losa e Nizzo sottolineando come la conservazione e l’accesso a lungo termine ai beni culturali si possa assicurare solo promuovendo la più ampia condivisione e la riproduzione dei beni culturali stessi: i libri sono fatti per essere usati, come recita la prima delle cinque leggi della biblioteconomia.

A tal riguardo, la Dott.ssa Maiello auspica che le evoluzioni normative riguardanti la digitalizzazione del patrimonio di biblioteche, archivi e musei possano essere orientate a favorire l’accesso aperto, libero e gratuito e il libero riuso, per qualsiasi finalità, delle opere (anche in formato digitale) presenti nelle raccolte degli istituti e dei soggetti preposti alla loro custodia.

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Fonte: Wikimedia Italia 

 
         
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Articolo tratto interamente da Wikimedia Italia


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