giovedì 18 gennaio 2018

Ogni limite...



"Ogni limite personale che superate, ogni confine che varcate, prova che molti limiti sono in effetti auto-imposti. Il vostro potenziale e possibilità sono molto più grandi di quanto possiate mai immaginare. Siete capaci di fare più di quanto abbiate mai pensato."

Robert Kriegel



Intelligenza artificiale: il futuro della speculazione finanziaria


Articolo da Tlaxcala

La questione dell'intelligenza artificiale suscita grandi preoccupazioni. Alcune sono legate a reali complicazioni, come la perdita di posti di lavoro. Altre sono collegate al problema se le macchine potrebbero diventare consapevoli di se stesse nella misura in cui raggiungono livelli più alti di intelligenza. Quel giorno non è così vicino come credono alcuni affezionati del tema. Ma questo non significa che non ci siano motivi per preoccuparsi.

Come definire l'intelligenza artificiale (AI)? In termini molto semplici, può essere definita come una tecnologia basata sulla raccolta di grandi quantità di dati da utilizzare in un processo decisionale con uno scopo specifico. I dati devono essere correlati a un argomento specifico e i parametri che circondano le decisioni devono essere più o meno determinati per raggiungere l'obiettivo desiderato.
Le applicazioni dell'IA sono già presenti in tutti i settori dell'economia. Ma la sua penetrazione nei mercati finanziari è particolarmente allarmante. 
 
In questo campo, l'instabilità e gli incentivi perversi dei mercati hanno dimostrato di avere uno spettacolare potere distruttivo negli ultimi decenni. E se i regolatori hanno già difficoltà a supervisionare il mercato, con l'IA i loro problemi si stanno intensificando.
 
Fino a poco tempo fa, i metodi usati dagli speculatori nel settore finanziario erano basati sull'analisi tradizionale delle prestazioni passate di un bene e delle prospettive sulle società o agenti che l'avevano messo in circolazione. Nonostante l'esperienza di broker e operatori finanziari, i sentimenti del mercato non sono mai stati facili da apprezzare e quando si è verificato un intoppo si sono accumulate le perdite dei loro clienti.
 
Oggi si presume che le nuove attrezzature e i programmi di intelligenza artificiale aiuteranno a evitare errori e a ridurre le perdite per gli investitori. La grande differenza con gli strumenti di analisi tradizionali sta nella quantità di dati che questa tecnologia consente di elaborare e nella velocità con cui la montagna di informazioni può essere analizzata. Mentre l'analisi convenzionale ha permesso di tenere conto simultaneamente di un numero limitato di mercati, gli strumenti di intelligenza artificiale consentono di considerare contemporaneamente un gran numero di mercati finanziari di diversa natura in tutto il mondo.
 
La cosa più importante è che l'intelligenza artificiale consente agli operatori di identificare opportunità di arbitraggio che l'analisi convenzionale non è stata in grado di riconoscere. Con l'aiuto dell'IA oggi le operazioni di arbitrato possono essere svolte non solo all'interno di un mercato unico e con prodotti della stessa natura, ma tra tutti i tipi di mercati e beni eterogenei. Pertanto, ad esempio, oggi lo speculatore può identificare opportunità di arbitraggio tra prodotti complessi nei mercati dei future su merci e nel mercato valutario mondiale in pochi secondi. Le raccomandazioni sulla composizione dei portafogli di investimento si basano su questi tipi di stime, ma la forza di questi suggerimenti dipende dall'instabilità generale dei mercati finanziari.
 
È vero che con l'IA i raffronti dei prezzi probabili di più prodotti e l'evoluzione di variabili quali i tassi di cambio e il rischio di cambio, i tassi d'interesse o l'inflazione sono effettuati alla velocità della luce. Ma forse questo è il grande rischio che questa tecnologia comporta per la stabilità dei mercati finanziari.


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Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.jornada.unam.mx/2018/01/10/opinion/019a1eco
Data dell'articolo originale: 10/01/2018
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22501

Fonte: Tlaxcala 

Autore: 
Alejandro Nadal - tradotto da Alba Canelli

Licenza: Copyleft 

Articolo tratto interamente da Tlaxcala 


Blogger: problemi con i commenti






Negli ultimi giorni, ci sono problemi nella piattaforma Blogger. Quando qualcuno tenta di lasciare qualche commento, si nota un grande rallentamento nel rilascio e la pubblicazione dello stesso.

Il supporto è a conoscenza dell’inconveniente e ci sono già diverse segnalazioni nel forum.

Sembra che questo bug, riguarda solamente i commenti nidificati e si attende qualche soluzione nei prossimi giorni.





Hotel Rigopiano, un anno dopo

Rigopiano Hotel


Articolo da NewsTown

Macerie, neve e ghiaccio.

E' il silenzio ad avvolgere ciò che resta dell'Hotel Rigopiano, travolto un anno fa da una valanga di circa 120mila tonnelate che si è schiatata sul resort con la forza di quattromila tir a pieno carico. L'impronta della slavina è imponente, alzando lo sguardo. Voltandosi, resta l'insegna dell'albergo che lì, sotto la cresta del Monte Siella, non doveva stare: i familiari delle 29 vittime, come fosse un sacrario, vi hanno appeso le foto dei loro familiari con la scritta 'mai più'. L'area è ancora sotto sequestro, congelata a 12 mesi fa. L'inverno ha fermato i rilievi, riprenderanno in primavera.

D'altra parte, il tempo della giustizia non è quello del dolore.

Sugli eventi del 18 gennaio 2017, si è scritto e molto. E così delle responsabilità. Un anno dopo, sono 23 gli indagati; tra le accuse più gravi, contenute nelle migliaia di pagine che compongono il fascicolo, quelle di omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose.
Quattro i filoni principali dell'inchiesta: il primo, sui ritardi nell'attivazione della macchina dei soccorsi, chiama in causa l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, il dirigente dell'area Protezione civile Ida De Cesaris e il capo di gabinetto Leonardo Bianco. Secondo l'accusa, soltanto a partire dalle ore 10 del 18 gennaio venne effettivamente attivato il Centro coordinamento soccorsi, nonostante i pericoli e le intemperie.

Il secondo, sulla gestione dell'emergenza, vede indagati Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara; Paolo D'Incecco, ex dirigente del settore Viabilità e referente di Protezione civile; Mauro Di Blasio, responsabile degli stessi servizi; Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale di Pescara; Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il Piano di reperibilità provinciale. Le contestazioni sono: la mancata attivazione della sala operativa di Protezione civile, la non effettuazione della ricognizione dei mezzi spazzaneve e la mancata chiusura al traffico del tratto di strada provinciale che conduce a Rigopiano.

Il terzo filone riguarda la realizzazione del resort e vede coinvolti il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, e i tecnici Luciano Sbaraglia ed Enrico Colangeli, in relazione alla mancata adozione del nuovo piano regolatore generale del Comune che, se fosse stato approvato - è la tesi dell'accusa - avrebbe impedito l'edificazione del nuovo hotel Rigopiano e quindi il verificarsi della tragedia. In riferimento al permesso rilasciato nel 2006, per la ristrutturazione del complesso alberghiero, quando l'area era soggetta a vincolo idrogeologico, sono invece indagati Marco Paolo Del Rosso, l'imprenditore che chiese l'autorizzazione, Antonio Sorgi, dirigente della Regione Abruzzo e il tecnico comunale Enrico Colangeli. Secondo la Procura i tre, in assenza di autorizzazione, permisero l'edificazione del nuovo resort con annesso centro benessere, eludendo il pericolo di valanghe e tenendo aperta la struttura, anche alle autovetture e anche in pieno inverno, prescindendo dall'intensità delle nevicate.

L'ultimo filone d'inchiesta attiene, invece, alla mancata realizzazione della Carta per il pericolo delle valanghe e vede indagati i dirigenti della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi, Carlo Giovani, Vittorio Di Biase, Emidio Primavera e Sabatino Belmaggio. Su tutto la relazione dei periti della Procura secondo i quali per salvare le vite umane era necessario evacuare l'hotel due giorni prima della tragedia.
"Massimo rispetto per i tempi della Procura, ma comincio a preoccuparmi anche dei tempi di prescrizione", le parole del legale della famiglia di Sara Angelozzi, una delle vittime. "Restiamo in fiduciosa attesa che le indagini vengano concluse - ha aggiunto - e che vengano portati a giudizio coloro sui quali grava con nesso causale la responsabilità dei morti e di coloro che hanno subito le lesioni".

"Le nostre aspettative sono sempre le stesse, non sono cambiate" ha chiarito Gianluca Tanda, portavoce del Comitato vittime. "Siamo convinti che la tragedia si potesse evitare, ne vogliamo la conferma". E' passato un anno ma il dolore non si è attenuato. "Il periodo di Natale per noi è stato drammatico. Le mamme e i papà che hanno perso i loro figli hanno sempre lo stesso sguardo di allora e gli occhi lucidi. Siamo molto più sensibili emotivamente, casa nostra è cambiata, è cambiato tutto. Ci proviamo a convivere con questo dolore, ma non ci riusciamo. E' una ferita aperta, che non si rimarginerà mai", lo sfogo amaro di Tanda che, nella valanga, ha perso il fratello Marco, morto con la fidanzata Jessica Tinari. "In tutto questo tempo - ha aggiunto - nessuno ha mai detto 'forse ho sbagliato, forse potevo fare di più, ero incompetente, non potevo ricoprire quel ruolo'. Il nostro auspicio è che presto siano indagati tutti i responsabili e che inizi il processo".

"Soffro da quel 18 gennaio" ha sottolineato Giampaolo Matrone, pasticciere di Monterotondo, l'ultimo dei superstiti: è rimasto 62 ore sotto cumuli di macerie e neve. E' invalido, ma i segni più profondi sono quelli dell'anima: a Rigopiano, ha perso la moglie Valentina Cicioni di 32 anni, infermiera al Policlinico Gemelli di Roma, mamma della piccola Gaia, 6 anni. "Tutte le mattine mi sveglio e ho Rigopiano tatuato sul corpo con le cicatrici e nel cuore per la perdita di mia moglie Valentina. Rigopiano sarà per tutta la vita. Oggi non vedo più il futuro - ha chiarito - ma combatterò per due motivi: fare di tutto perché mia figlia abbia sempre il sorriso e portare a casa la giustizia per le 29 vittime".

Matrone non manca di sottolineare come i familiari delle vittime non abbiano avuto nessuno, accanto: "abbiamo invitato Sergio Mattarella in occasione del primo anniversario, ma non verrà da quanto ho capito. E forse fa bene: se non è stato presente fino ad ora, arrivare in giacca e cravatta giovedì non servirebbe a nulla. Doveva esserci prima".

'Signor presidente - si legge nella lettera d'invito - nel suo discorso di fine anno ha avuto la sensibilità ed ha onorato i nostri cari con un cordiale ricordo e per questo la ringraziamo tanto. Sappiamo che la sua agenda è piena di impegni, ma le chiediamo di farci un grande regalo partecipando alla nostra cerimonia. La sua presenza conferirebbe lustro alla manifestazione, ma soprattutto connoterebbe la vicinanza dello Stato alle nostre famiglie'.


Il programma delle iniziative prevede il ritrovo dei familiari delle vittime a Rigopiano, alle 9:30, per un momento di preghiera; subito dopo, si terrà una fiaccolata fino alla chiesa di Farindola, dove alle 11 sarà celebrata la messa. La giornata proseguirà alla cittadella dello sport di Penne, dove saranno piantate 29 piante di leccio, una per ogni vittima.

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Fonte: NewsTown


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Articolo tratto interamente da NewsTown


Photo credit TVSEI (https://www.youtube.com/watch?v=6La91fbpbbg) [CC BY 3.0], attraverso Wikimedia Commons


L'Islanda rivuole le sue foreste



Articolo da Salva le Foreste

Come trovare l’uscita da una foresta islandese? Basta alzarsi in piedi. E’ la vecchia battuta sulle minuscole foreste del paese, che infatti ricoprono appena il 2 per cento della sua superficie nazionale. Ma non è stemre stato così. Quando i primi vichinghi sbarcarono sull’isola la trovarono coperta di foreste. Secondo un'antica prime saga, “a quel tempo, l'Islanda era coperta di boschi, tra le montagne e la riva”. Ma i vichinghi cominciarono prontamente ad abbattere le foreste per fabbricare navi, e a dissodare il suolo per farne campi e pascoli. “Così hanno eliminato il pilastro dall'ecosistema", spiega al New York Times Gudmundur Halldorsson, ricercatore del Soil Conservation Service island.

E non basta. I vichinghi hanno anche importato pecore nell’isola, che hanno impedito la ricrescita degli alberi "Il pascolo ovino ha impedito la rigenerazione delle betulle dopo il taglio e l'area boschiva ha continuato a ritirarsi", spiega il Servizio forestale islandese. In passato la scomparsa delle foreste è stata imputata a una specie di la piccola era glaciale, o alle eruzioni vulcaniche, ma la più recente ricerca ha individuato il vero responsabile: l’uomo.
L'Islanda sta ora tentando di ripristinare le foreste on alberi nativi, per fermare l'erosione del suolo, ridurre le tempeste di sabbia e migliorare l’agricoltura e le riserve di acqua potabile. E’ un centinaio di anni che il paese lavora a ripristinare le proprie foreste, ma la crescita lenta causata dal clima gelato certo non aiuta.

Eppure è più facile salvare le foreste a crescita antica che sostituirle, specialmente in un luogo freddo come l'Islanda. Il paese ha lavorato al rimboschimento per più di 100 anni, piantando milioni di alberi di abete rosso, pino e larice non nativi e anche betulle native. L'Islanda ha aggiunto centinaia di migliaia di piantine all'anno per gran parte del 20 ° secolo, raggiungendo 4 milioni ogni anno negli anni '90 e fino a 6 milioni all'anno nei primi anni 2000. I finanziamenti forestali sono stati drasticamente ridimensionati dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, ma l'Islanda ha continuato ad aggiungere fino a 3 milioni di nuovi alberi ogni anno negli ultimi anni.

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Fonte: Salva le Foreste


Autore: redazione Salva le Foreste

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Articolo tratto interamente da Salva le Foreste


I favolisti di Rudyard Kipling


I favolisti

Quando si vuole che resti alcunché celato,
poiché la verità' è di rado amica delle folle,
gli uomini scrivono favole, come il vecchio Esopo,
scherzando su ciò che nessuno oserebbe nominare.
E ciò fanno per necessità o accadrebbe, altrimenti,
che, non piacendo, non sarebbero affatto ascoltati.

Quando la furiosa Follia s'affanna ogni giorno
a metter confusione in tutto quel che abbiamo,
quando l'Ignavia zelante chiede che la Libertà sia morta
e la Paura, con lei, sovrasta la tomba dell'Onore -
anche nell'ora certa prima della caduta,
se non si è piacenti, non si è affatto ascoltati.

Tutti debbono piacere, benché alcuni non per bisogno,
tutti debbono penare, benché alcuni non per guadagno,
ma perché quelli che prendono piacere si preoccupino
che la pena presente li sottragga al dolore futuro.
Così alcuni hanno penato, ma fu scarsa la ricompensa,
poiché, pur piacendo, non furono affatto ascoltati.

Questo fu il sigillo che serrò le nostre labbra,
questo il giogo cui siamo sottoposti,
negando a noi stessi ogni piacevole compagnia
confacente al tempo e alla nostra generazione.
I piaceri non perseguiti diventano rimpianti,
e quanto ai dolori - non si è affatto ascoltati.

Quale uomo ode altro che il brontolio dei cannoni?
Quale uomo si cura d'altro che di quel che porta l'attimo?
Quando la vita di un uomo supera ogni vita immaginata,
chi mai troverà piacere nell'immaginare?
Così è accaduto come proprio doveva accadere,
e noi non siamo, né fummo, affatto ascoltati.

 Rudyard Kipling


Proverbio del giorno


Così è la vita. Cadere sette volte e rialzarsi otto.

Proverbio giapponese